27.01 - GIORNO DELLA MEMORIA..
In memoria di tutti
Il “Giorno della memoria” deve essere un omaggio ad una vecchia amica che si chiama Coerenza. Coerenza è una frequentazione impegnativa, di quelle con cui non puoi bleffare, che quando fai il sordo usa il linguaggio dei non udenti, ma del rapporto con lei puoi solo essere orgoglioso. Coerenza puoi anche abbandonarla e decidere di fornicare con la ben più giovane, ambigua e redditizia “discontinuità”. Spezzando il vincolo ottieni il permesso di evidenziare le prevaricazioni che subisci e nascondere o minimizzare quelle di cui ti rendi ampiamente responsabile. Coerenza lega insieme tutte le versioni dell’oppressione. Tutte, non solo quelle inflitte dai nazisti, anche quelle che si realizzano grazie al tuo contributo, al tuo disinteresse, al tuo consumo. Coerenza urla di non riscrivere la storia, di non far ingiallire le fotografie del passato e di trovare il coraggio di usare l’autoscatto per immortalare te stesso nelle azioni quotidiane. E a tavola. Urla che il giorno della memoria, guardando le immagini dei campi di stermino, deve essere quello in cui ti vergogni di appartenere alla specie umana, ma anche quello in cui ammetti di essere responsabile dello sterminio animale e di tutta la sofferenza della detenzione che ne precede la morte.
Coerenza ti chiede: “Ma di cosa sei fatto?”. Come fai a piangere guardando “Schindler’s List”: per quello che fa il tiro a segno con gli ebrei, per i mucchi di scarpette, di occhiali e corpi e poi ad entrare in macelleria o dal pescivendolo e ordinare allegramente come fossi in ferramenta? Come fai ad incazzarti guardando Sacco e Vanzetti o per Giordano Bruno bruciato vivo dall’Inquisizione e poi a sbranare porchetta nell’agriturismo senza fare una piega? E tu, uomo di fede? Credi di lavarti la coscienza andando a messa travestito da buon cristiano, per poi tornare a casa e divorare corpi morti? Eppure Cristo predicava la compassione ma, non ti confondere, non intendeva solo per te che la pretendi. Non sei l’unico soggetto che la merita. Cristo predicava il bene: pensi di accontentarlo andando a messa e a qualche celebrazione? Credi che se lui entrasse in un allevamento o in un mattatoio qualsiasi approverebbe quello che accade lì dentro? Pensi che sarebbe contento di vederti indifferente e complice di tanta crudeltà? “Non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”: non dirmi che vorresti vedere tuo figlio girare infilzato in uno spiedo! Smettila di vivere sordo e bendato, preoccupato solo di te stesso, di addestrare i figli all’indifferenza, la stessa di cui ti accorgi e che ti sconvolge solo quando la subisci. Abbiamo bisogno che ci somministrino l’elettroshock di crudeltà esagerate per scuoterci solo tanto così, per uscire e partecipare alle commemorazioni, ma poi torniamo nella nostra tana e alla nostra consolidata indifferenza nei confronto del prossimo di ogni specie. L’intenzione nazista era normalizzare l’annientamento. Questo ti fa rabbrividire? Cosa credi che succeda dentro quei capannoni-lager da cui gli animali escono solo per andare a morire o dentro quei recinti in cui ami convincerti che vivano bene! Il giorno stesso in cui sono stati chiusi i rubinetti del gas che sublimava russi, ebrei, rom e non consenzienti, nelle stalle si continuava a nascere a ciclo continuo con la sola prospettiva della soppressione finale. E a chi appartiene la convinzione che sia tutto normale? Solo ai nazisti, vecchi e neo? Ma no: anche ai russi, agli ebrei, ai rom, ai non consenzienti e agli indignados di tutto il mondo, da zero a novant’anni. Appartiene sia ai Mubarak che ai ribelli, agli integralisti Talebani ed ai democratici marines che li “bonificano” a cannonate, al PDL e a PRC, alla Confindustria ed alla FIOM, ai No-Tav e alla Digos, ai giudici e agli imputati. Tutti avversari in campo fino ai supplementari ma tacitamente concordi su chi masticare nel terzo tempo. Tutti portatori, non sempre sani, di culture opposte, ma con le medesime salme nel frigorifero. Ammazzare non è sempre un delitto. Dipende. La morte, come la legge, non è uguale per tutti. La discriminante fondamentale è chi uccidi.
E chi si indigna dei paragoni ne faccia a meno perché ciò che vive un animale da macello è migliaia di volte più doloroso della nostra ottusa indignazione. Chi stabilisce che il dolore di un animale vale meno del nostro? Noi. Siamo noi che abbiamo inventato che sia così, unilateralmente e senza appello. Siamo noi gli intelligentoni della teoria della relatività, quella applicata alla relazione e alla giustizia, che dosiamo secondo comodo. Proviamo invece a giocare con l’immedesimazione. Proviamo ad applicare a noi stessi ciò che per un animale da macello è la norma. Il gioco è facile, se lo fai con onestà: la regola è concentrarsi per 10 minuti e immaginare di essere privati dei rapporti sociali, allontanati dalla famiglia, chiusi in gabbia o legati alla catena. SEMPRE! Mangiando un cibo che non è
quello che sceglieresti, defecando e orinando sul pavimento sotto di te perché non puoi spostarti e farla più in là, dormendo sullo stesso pavimento duro, freddo e pieno di merda. Immagina di essere un maiale e che ti strappino senza anestesia, denti, coda e testicoli. O, e qui il gioco è riservato alle signore, di essere una mucca inseminata artificialmente da un avambraccio senza lubrificante né “preliminari”, di partorire poi un figlio spesso fuori taglia che ti scassa, perché là dietro tutto si dilata ma oltre una certa misura no. E che questo figlio non potrai crescerlo perché ti è stato sottratto e andrà all’ingrasso, e a morire, da solo. Immagina che ti prelevino a forza il latte destinato a tuo figlio e che se lo bevano invece i figli della “razza superiore”, di soffrire di mastiti dolorosissime per le continue mungiture, e tutti gli anni di partorire un nuovo figlio affinché la lattazione prosegua, a scopo di lucro, il suo ciclo atroce. E immagina, nonostante la buona condotta, di non avere sconti di pena e di uscire da quella galera solo quando, sfinita da parti e mungiture a ripetizione sarai,finalmente per te, macellata. Immagina di vivere tutto quello che puoi vedere tranquillamente in internet, basta avere il coraggio di cliccare. Ci spiace dover continuare con i paragoni. Sappiamo che molti di voi non sopportano di essere equiparati agli animali. Smetteremmo volentieri subito ma ogni giorno, a colazione, pranzo e cena,
dimostrate di fregarvene della loro sorte. E’ strano: nonostante quella umana sia una specie molto dotata, quando si tratta di altri diventa assai “diversamente comprensiva”.
I treni dei deportati sono la versione vintage dei moderni carri che portano gli “animali da reddito” al campo di sterminio del mattatoio. Da sempre. E dal dopoguerra, siccome c’è più richiesta, sempre di più. Ora sono quei Tir che superate in autostrada facendo finta di non sapere. Quelli con la scritta “Trasporto animali vivi” a cui bisogna aggiungere “ancora per poco” e “destinazione sterminio: per far piacere a te, non solo ai nazisti dai quali prendi le distanze. Mentre tornate in pullman dalle visite ai campi di sterminio, dalle manifestazioni indignate del “Se non ora quando”, quelle contro gli F35, contro la TAV o gli arroganti che cancellano i vostri diritti dalla lavagna, mentre cantate “Bella ciao” o “L’internazionale” giratevi e guardate attraverso le sbarre: loro – ora, non 70 anni fa - sono lì dentro e li portano dal boia non perché l’ha deciso un dittatore psicopatico con i baffetti, ma per volontà e indifferenza di padroni e sudditi. Di quale gruppo fate parte dipende solo dal reddito effettivo, quello dichiarato lasciamolo perdere. Non siate ipocriti: il giorno della vostra Liberazione, cosa avete mangiato? E negli anni seguenti? E nelle commemorazioni partigiane? E nei giorni della memoria? Vogliamo confrontare i numeri? 40 miliardi all’anno (tanti così se ne ammazzano nel mondo) per 65 anni fanno 2600 miliardi di innocenti fatti a pezzi dal ‘45 in poi. 20 milioni di umani inceneriti nei lager contro 2600 miliardi di animali macellati fanno un rapporto di uno su centotrentamila. Noi
rispettiamo, non riduciamo né cancelliamo nulla della sofferenza umana ma, specialmente da chi mostra compassione per i massacrati dei Lager, pretendiamo la pari opportunità del diritto alla fine dello sterminio. Non affannatevi a cercare nel passato, state pure preoccupati: la conferma che internare ed uccidere è ben-ben radicata dentro di noi lo dimostrano le stalle e i mattatoi dei tempi moderni. Non c’è bisogno d’altro. Solo di ricordarlo. Il 27 gennaio e tutti gli altri giorni.
Arianna Freda - Walter Giordano
27/01/2012