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In questa sezione trovate l'elenco di tutte le nostre iniziative...


Iniziativa n° 08 del 31/01/2012

Ciò che farebbe un cane..

"Prima di morire, gli uomini scrivono le loro volontà e il loro
testamento, danno la loro casa e tutto ciò che hanno a coloro che
stanno lasciando.

Se, con le mie zampe, potessi fare lo stesso, questo è quello che chiederei.
Ad un randagio povero e solitario darei:
- La mia casa felice.
- La mia ciotola e il mio letto accogliente, morbidi cuscini e tutti i
miei giocattoli.
- Il giretto, che ho tanto amato.
- La mano che accarezzava il mio pelo e la dolce voce che pronunciava
il mio nome.
Darei al triste e spaventato cane di canile, il posto che avevo nel
cuore pieno d’amore del mio umano, in cui non sembravano esserci
limiti.

Quando morirò, per favore non dite: "Non prenderò mai più un altro
cane, perchè la perdita e il dolore è più di quanto io possa
sopportare".

Andate invece da un cane che non è amato, uno al quale la vita non ha
riservato alcuna gioia, nè speranza, e date il MIO posto a LUI.
Questa è l'unica cosa che posso dare.

L'amore che ho lasciato alle spalle.

(Anonimo)


 



Iniziativa n° 07 del 30/01/2012

Ciao a tutti i naviganti,

oggi ci hanno chiesto aiuto per salvare questo cavallo.

Per le nostre risorse non è possibile, quindi speriamo che tramite questo appello la Vita di Cesare possa trovar riscatto.

"Cesare deve fare 4 anni  la mamma è una merens e il padre un appaloosa  e alto 1.40 m ha tutti i documenti in regola ed ha mese di doma ed è castrato  ed è macellabile richiesta 1100 euro trattabili"


Contatti:
maurizio:  fab.at@libero.it



Iniziativa n° 06 del 30/01/2012

27.01 - GIORNO DELLA MEMORIA..

 

In memoria di tutti

 

Il “Giorno della memoria” deve essere un omaggio ad una vecchia amica che si chiama Coerenza. Coerenza è una frequentazione impegnativa, di quelle con cui non puoi bleffare, che quando fai il sordo usa il linguaggio dei non udenti, ma del rapporto con lei puoi solo essere orgoglioso. Coerenza puoi anche abbandonarla e decidere di fornicare con la ben più giovane, ambigua e redditizia “discontinuità”. Spezzando il vincolo ottieni il permesso di evidenziare le prevaricazioni che subisci e nascondere o minimizzare quelle di cui ti rendi ampiamente responsabile. Coerenza lega insieme tutte le versioni dell’oppressione. Tutte, non solo quelle inflitte dai nazisti, anche quelle che si realizzano grazie al tuo contributo, al tuo disinteresse, al tuo consumo. Coerenza urla di non riscrivere la storia, di non far ingiallire le fotografie del passato e di trovare il coraggio di usare l’autoscatto per immortalare te stesso nelle azioni quotidiane. E a tavola. Urla che il giorno della memoria, guardando le immagini dei campi di stermino, deve essere quello in cui ti vergogni di appartenere alla specie umana, ma anche quello in cui ammetti di essere responsabile dello sterminio animale e di tutta la sofferenza della detenzione che ne precede la morte.

Coerenza ti chiede: “Ma di cosa sei fatto?”. Come fai a piangere guardando “Schindler’s List”: per quello che fa il tiro a segno con gli ebrei, per i mucchi di scarpette, di occhiali e corpi e poi ad entrare in macelleria o dal pescivendolo e ordinare allegramente come fossi in ferramenta? Come fai ad incazzarti guardando Sacco e Vanzetti o per Giordano Bruno bruciato vivo dall’Inquisizione e poi a sbranare porchetta nell’agriturismo senza fare una piega? E tu, uomo di fede? Credi di lavarti la coscienza andando a messa travestito da buon cristiano, per poi tornare a casa e divorare corpi morti? Eppure Cristo predicava la compassione ma, non ti confondere, non intendeva solo per te che la pretendi. Non sei l’unico soggetto che la merita. Cristo predicava il bene: pensi di accontentarlo andando a messa e a qualche celebrazione? Credi che se lui entrasse in un allevamento o in un mattatoio qualsiasi approverebbe quello che accade lì dentro? Pensi che sarebbe contento di vederti indifferente e complice di tanta crudeltà? “Non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”: non dirmi che vorresti vedere tuo figlio girare infilzato in uno spiedo! Smettila di vivere sordo e bendato, preoccupato solo di te stesso, di addestrare i figli all’indifferenza, la stessa di cui ti accorgi e che ti sconvolge solo quando la subisci. Abbiamo bisogno che ci somministrino l’elettroshock di crudeltà esagerate per scuoterci solo tanto così, per uscire e partecipare alle commemorazioni, ma poi torniamo nella nostra tana e alla nostra consolidata indifferenza nei confronto del prossimo di ogni specie. L’intenzione nazista era normalizzare l’annientamento. Questo ti fa rabbrividire? Cosa credi che succeda dentro quei capannoni-lager da cui gli animali escono solo per andare a morire o dentro quei recinti in cui ami convincerti che vivano bene! Il giorno stesso in cui sono stati chiusi i rubinetti del gas che sublimava russi, ebrei, rom e non consenzienti, nelle stalle si continuava a nascere a ciclo continuo con la sola prospettiva della soppressione finale. E a chi appartiene la convinzione che sia tutto normale? Solo ai nazisti, vecchi e neo? Ma no: anche ai russi, agli ebrei, ai rom, ai non consenzienti e agli indignados di tutto il mondo, da zero a novant’anni. Appartiene sia ai Mubarak che ai ribelli, agli integralisti Talebani ed ai democratici marines che li “bonificano” a cannonate, al PDL e a PRC, alla Confindustria ed alla FIOM, ai No-Tav e alla Digos, ai giudici e agli imputati. Tutti avversari in campo fino ai supplementari ma tacitamente concordi su chi masticare nel terzo tempo. Tutti portatori, non sempre sani, di culture opposte, ma con le medesime salme nel frigorifero. Ammazzare non è sempre un delitto. Dipende. La morte, come la legge, non è uguale per tutti. La discriminante fondamentale è chi uccidi.

E chi si indigna dei paragoni ne faccia a meno perché ciò che vive un animale da macello è migliaia di volte più doloroso della nostra ottusa indignazione. Chi stabilisce che il dolore di un animale vale meno del nostro? Noi. Siamo noi che abbiamo inventato che sia così, unilateralmente e senza appello. Siamo noi gli intelligentoni della teoria della relatività, quella applicata alla relazione e alla giustizia, che dosiamo secondo comodo. Proviamo invece a giocare con l’immedesimazione. Proviamo ad applicare a noi stessi ciò che per un animale da macello è la norma. Il gioco è facile, se lo fai con onestà: la regola è concentrarsi per 10 minuti e immaginare di essere privati dei rapporti sociali, allontanati dalla famiglia, chiusi in gabbia o legati alla catena. SEMPRE! Mangiando un cibo che non è

quello che sceglieresti, defecando e orinando sul pavimento sotto di te perché non puoi spostarti e farla più in là, dormendo sullo stesso pavimento duro, freddo e pieno di merda. Immagina di essere un maiale e che ti strappino senza anestesia, denti, coda e testicoli. O, e qui il gioco è riservato alle signore, di essere una mucca inseminata artificialmente da un avambraccio senza lubrificante né “preliminari”, di partorire poi un figlio spesso fuori taglia che ti scassa, perché là dietro tutto si dilata ma oltre una certa misura no. E che questo figlio non potrai crescerlo perché ti è stato sottratto e andrà all’ingrasso, e a morire, da solo. Immagina che ti prelevino a forza il latte destinato a tuo figlio e che se lo bevano invece i figli della “razza superiore”, di soffrire di mastiti dolorosissime per le continue mungiture, e tutti gli anni di partorire un nuovo figlio affinché la lattazione prosegua, a scopo di lucro, il suo ciclo atroce. E immagina, nonostante la buona condotta, di non avere sconti di pena e di uscire da quella galera solo quando, sfinita da parti e mungiture a ripetizione sarai,finalmente per te, macellata. Immagina di vivere tutto quello che puoi vedere tranquillamente in internet, basta avere il coraggio di cliccare. Ci spiace dover continuare con i paragoni. Sappiamo che molti di voi non sopportano di essere equiparati agli animali. Smetteremmo volentieri subito ma ogni giorno, a colazione, pranzo e cena,

dimostrate di fregarvene della loro sorte. E’ strano: nonostante quella umana sia una specie molto dotata, quando si tratta di altri diventa assai “diversamente comprensiva”.

I treni dei deportati sono la versione vintage dei moderni carri che portano gli “animali da reddito” al campo di sterminio del mattatoio. Da sempre. E dal dopoguerra, siccome c’è più richiesta, sempre di più. Ora sono quei Tir che superate in autostrada facendo finta di non sapere. Quelli con la scritta “Trasporto animali vivi” a cui bisogna aggiungere “ancora per poco” e “destinazione sterminio: per far piacere a te, non solo ai nazisti dai quali prendi le distanze. Mentre tornate in pullman dalle visite ai campi di sterminio, dalle manifestazioni indignate del “Se non ora quando”, quelle contro gli F35, contro la TAV o gli arroganti che cancellano i vostri diritti dalla lavagna, mentre cantate “Bella ciao” o “L’internazionale” giratevi e guardate attraverso le sbarre: loro – ora, non 70 anni fa - sono lì dentro e li portano dal boia non perché l’ha deciso un dittatore psicopatico con i baffetti, ma per volontà e indifferenza di padroni e sudditi. Di quale gruppo fate parte dipende solo dal reddito effettivo, quello dichiarato lasciamolo perdere. Non siate ipocriti: il giorno della vostra Liberazione, cosa avete mangiato? E negli anni seguenti? E nelle commemorazioni partigiane? E nei giorni della memoria? Vogliamo confrontare i numeri? 40 miliardi all’anno (tanti così se ne ammazzano nel mondo) per 65 anni fanno 2600 miliardi di innocenti fatti a pezzi dal ‘45 in poi. 20 milioni di umani inceneriti nei lager contro 2600 miliardi di animali macellati fanno un rapporto di uno su centotrentamila. Noi

rispettiamo, non riduciamo né cancelliamo nulla della sofferenza umana ma, specialmente da chi mostra compassione per i massacrati dei Lager, pretendiamo la pari opportunità del diritto alla fine dello sterminio. Non affannatevi a cercare nel passato, state pure preoccupati: la conferma che internare ed uccidere è ben-ben radicata dentro di noi lo dimostrano le stalle e i mattatoi dei tempi moderni. Non c’è bisogno d’altro. Solo di ricordarlo. Il 27 gennaio e tutti gli altri giorni.

 

Arianna Freda - Walter Giordano

27/01/2012

 



Iniziativa n° 05 del 26/01/2012

 

Descrizione
V-agna Caoda!
La tradizione della bagna caoda, senza lo sfruttamento animale

Dove
          Chalet della Pro Loco, Località Sanguignolo, Pavone Can.se.

 

il ricavo verrà devoluto alla Casa del Cane Vagabondo di Lauriano
per il progetto "Una tettoia nuova per i Babaci"
http://www.casadelcanevagabondo.it/

 

Menu:

Bruschette Allegre

V-agna Caoda con verdure di stagione

Dolce del Sirio

Costo: 16,00 euro bevande escluse

Prenotare entro il 5/02/2012 via mail ad animalistanata@libero.it  
oppure via sms al 328/7757508

 



Durante la serata verrà presentato l'opuscolo: "Insieme, un cammino felice.." storie da leggere.

Vi aspettiamo, non mancate!

Evento FB: https://www.facebook.com/events/310470195656933/



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Iniziativa n° 04 del 20/01/2012

Questa riflessione ci è stata donata da un nostro caro amico. Vi preghiamo di leggerla con attenzione e di divulgarla ovunque.

Grazie a Patrizia che ci ha dato una "nuova Vita".


Wetton e i suoi compagni

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L'ira di Gondrano

Il “padrone”, lo sa anche chi non lo dice, non è mai stato una brava persona.Nemmeno suo padre. E neanche il nonno del bisnonno. Lui è fatto così. Tranne qualche eccezione rarissima, è sempre stato affetto dall’incontrollabile vocazione di far lavorare qualcun'altro al posto suo: animali e uomini.

Ai primi è toccata la sorte peggiore. E, su noi cavalli, la più largamente esercitata. Da quando il padre di tutti gli arroganti iniziò ad “addomesticarci”, per noi finì la libertà ed fu solo sempre solo dare. Con la negazione dell’avere in cambio. Il solito mostruoso copione di sfruttamento unilaterale. Inesorabilmente umano.

Così corde, morsi, cavezze, fruste e speroni imposero il dominio. Il perfido parassita iniziò a succhiare energia dal nostro corpo e bellezza dalla nostra perfezione. Così noi, pur in grado di ucciderlo con un solo calcio, fummo costretti ad arare campi e a morire in guerra.

Per distrarre la ragione dalle proprie colpe millenarie, l'uomo moderno si arrampica ancora sullo specchio della giustificazione naturale del sopruso e si affanna, documentari alla mano, a fare di tutti i predatori un fascio. Riunendo se stesso a tigri, falchi, orsi e squali spera di ottenere uno sconto della pena. Solo che per gli altri l'uccidere non è la malattia mentale umana, ma semplicemente l'unico mezzo che hanno per non morire.

L'uomo invece, basta guardarlo: da solo non riesce a far niente, ha il bisogno patologico di stare sempre sopra a qualcuno o a qualcosa. Per lui progresso non significa coesistere in equilibrio col circostante, ma solo costruire ausili per uccidere e macchine per correre, volare, nuotare. Per andare a rompere i coglioni ovunque, anche sott’acqua o sulla luna. Nudo è morto. Archetipo della sconfitta. Ha bisogno di tutto: di vestiti, scarpe, strade, case, ospedali, armi, aerei, motori, caldaie e condizionatori. Per avere forza e coraggio non esita a drogarsi. Squallido tossicodipendente ed assai diversamente abile, ha rovinato il mondo per dotarsi di ciò che non si rassegna a non possedere. A terra, eccezioni escluse che non fanno testo, è più lento di qualsiasi mammifero. Ci deve praticamente tutto, esiste solo grazie a quel che ruba, a noi e alla Terra. Rappresenta l’unico squilibrio di una bilancio perfetto.

E', lo squilibrio: consapevole del giusto ma fabbricatore dell’esatto contrario. Per lui e le sue guerre di merda ha messo lapidi ed eretto monumenti ovunque.

Di noi, combattenti per forza e senza alcun tornaconto, non si ricorda nemmeno. Di noi che, per secoli, abbiamo spostato cannoni e eserciti di coglioni in cerca di gloria, lavorato nei campi, concimato la terra, portato le pietre e gli alberi per costruire le case, fatto girare le macine dei mulini, tirato carri e diligenze. Di noi che, vergogna assoluta, entravamo in miniera puledri, e lì stavamo per sempre perché troppo grandi per la porta di uscita.

Dopo le guerre in cui ci hanno ammazzato a miliardi, dopo millenni di lavori forzati e mattanze di fine carriera, pretendiamo ora di essere lasciati in pace. Siamo fuori tempo. Siamo la natura che non vi meritate più. Per fingervi condottieri e centauri avete auto e motociclette. Fatevi i Gran Premi con la W-Power e le Michelin.

Basta col supplizio dei concorsi ippici e dei salti contronatura, con gli ippodromi ad uso di scommettitori disturbati mentali. Basta col palio che fa morti praticamente ogni anno per rinnovare tradizioni vergognose e che molto spesso nemmeno esistono, con i balletti a tempo di musica che costringono la nostra nobiltà a muoversi con squallidi passi da balera, delle carrozze che tiriamo per trasportare il culo di poveracci in cerca di riscossa.

Tutto inizia con un semplice laccio al collo, messo ai puledri con la rassicurante prospettiva di un futuro di collaborazione. “Tu mi offri la tua forza e io mi occupo di tutto quel che ti serve”. Praticamente tra umani accade uguale: l'educazione addomestica il bambino alla sottomissione. Così da grande lavora sottomesso, produce e non rivendica diritti che non sa di poter pretendere. Il resto del lavoro lo fa il tempo.

Col tempo il sopruso ripetuto cambia nome. Diventa “tradizione”. Così, cavallo o operaio, sei fregato.

Briglie, selle, basti e frustini sono prova materiale della vera natura di un rapporto a due in cui si diverte solo il sadico che sta sopra. L'amore per i cavalli è, nella maggioranza dei casi, un sentimento ipocrita. E il maneggio un bordello in cui tu, uomo, paghi per due ore di “amore” a senso unico con un partner che non si diverte a farsi montare e che mollerai lì fino al prossimo noleggio.

La tua passione per i cavalli ci terrorizza, rivolgila su qualcosa di inanimato, forse riuscirai a non far male.

Walter Giordano



Iniziativa n° 03 del 21/12/2011

EMERGENZA CESSATA

Grazie davvero a tutti coloro che non ci hanno dimenticato.

Grazie alla rubrica “Animalia” de La Stampa che ha pubblicato l’appello di Jlenia, grazie a chi ha fatto girare il suo appello sui vari social network.

Grazie a chi ha donato una coperta, grazie a chi ci ha donato 100kg di pane secco, grazie a chi non avendo pane secco ma volendo contribuire ha voluto donare crocchette e scatolette, grazie a tutte le persone nobili di sentimenti che ci hanno donato anche solo una pagnotta secca.

Grazie ad amici e conoscenti vicini e lontani che durante le feste natalizie, col loro affetto ci hanno scaldato cuore, cucce e pance in un abbraccio solidale .

Grazie a chi ha fatto da punto di appoggio in Torino città, grazie a chi ha viaggiato per noi affinché gli aiuti arrivassero celeri.

E’ stato un modo UNICO per cominciare un anno che si preannuncia pieno di sfide.

Anche se l’emergenza è finita, noi vi aspettiamo a zampe aperte per conoscervi e se potete parlate di noi, parlate dei nostri occhi e dei nostri cuori, raccontate le nostre storie, affinché questo Rifugio sia solo un “porto sicuro” ove scaldare il cuore e ritrovare fiducia negli altri (animali umani e non umani) nell’attesa di una nuova casa.

Tutti i Babaci della Casa del cane Vagabondo




URGENTE! Mancano coperte e pane secco..
 
Chiedo personalmente a tutti i volontari e non di darci una piccola mano, alla Casa del Cane Vagabondo di Lauriano (TO) ci sono tantissimi animali, le rigide temperature di questi giorni e la chiusura per le feste di molte attività ci portano a chiedere aiuto.
 
Abbiamo bisogno di:
 
coperte
pane secco
 
Chi può consegnarle di persona può venire in rifugio in Corso Torino 10 a Lauriano (TO)  tel: 339/6341390
 
Chi non riesce ma vuole contribuire mi contatti per accordi: animalistanata@libero.it -
328/7757508, punti di raccolta in Canavese e Torino città.
 
Non dimenticatevi di noi.
Grazie
 
Jlenia e tutti i babaci del rifugio


Iniziativa n° 02 del 01/08/2011

Il lupo, l’orso e la lince non sono graditi: via libera al massacro degli antichi abitanti di Alpi e Appennini
di Oscar Grazioli
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Ormai non c’è più posto per loro. Il lupo, l’orso, la lince, antichi abitanti di Alpi e Appennini, sono considerati soggetti poco desiderabili, anzi pericolosi e per questo, di riffa o di raffa, legge o non legge, vanno abbattuti, vanno sterminati per l’ennesima volta. Per raggiungere lo scopo vanno bene anche le balle che ci raccontavano da bambini: “Adesso chiamo il lupo cattivo” o l’orso nero che, con una zampata, abbatte la porta della camera, durante la notte, e commette le sue atrocità più efferate. Forse ci si dimentica che oggi le azioni più efferate sui bambini sembra siano commesse proprio da chi ha preso i voti per difenderne l’innocenza. E si tratta di organismi con due arti e senza coda, a parte quella del diavolo per chi ci crede. E allora dalli all’orso cattivo che, se viene a contatto con qualche villeggiante  che sta facendo il picnic può diventare un pericolo mortale. Infatti i morti per l’attacco di orsi inferociti sono all’ordine del giorno. Basta mettere giù la tovaglietta sull’erba vicino al bosco, tirar fuori i piatti di carta e i panini al formaggio che, sul limitare del bosco, compare un “Grizzly” incazzato per non essere stato invitato a tavola. E sono morti e feriti, come riportano quotidianamente giornali e TV. Figuratevi che ci sono dei cretini, che passano settimane intere appostati con macchine fotografiche e telecamere e, quando va bene, riescono a osservarne le tracce. Forse non avevano i panini col formahhio buono..

I lupi poi… veri esseri sanguinari. Pensate che nelle alte valli piemontesi, branchi di questi carnivori selvaggi  e temerari, hanno osato fare polpette di oltre 50 pecore. Sì, d’accordo, diranno i soliti animalisti estremisti,“Anche i lupi hanno diritto a mangiare e a far sopravvivere la prole”, ma che se ne vadano a predare cervi e caprioli, marmotte e volpi e lascino stare  le greggi al pascolo. L’assessore all’agricoltura della regione, tal Claudio Sacchetto dice che “ci vuole buonsenso”, nel senso che è ora di abbattere i lupi perché “lo chiede la montagna esasperata da agguati e aggressioni”. E’ ora di finirla con questo eccesso di protezioni internazionali, per l’assessore, insensibili, come il nostro Ministero, ai problemi degli allevatori e dei pastori. E qui casca l’a…ssessore. Gli interessi economici di pastori e allevatori. Chissenefrega di lupi e orsi, leciti abitanti di forre d’altitudine, l’importante è produrre latte, sempre più latte, agnelli, sempre più agnelli. Poi, se non li salva la Lega, gli allevatori si beccano sanzioni, ampiamente previste, per avere sfondato più volte il tetto di produzione, ma l’importante è spremere mammelle sempre più gonfie, sempre più tronfie, in montagna come in pianura, in onore all’intensività di allevamenti che hanno perso, nello spremere gli animali fino all’osso, la dignità stessa del termine.

Ma come facevano i nostri vecchi pastori, quando lupi e orsi c’erano davvero? Mandrie guardate a vista, notte e giorno, conoscenza millimetrica del territorio, cani che controllavano le greggi come l’unico loro osso da mangiare e rispetto del lupo, non sanguinario selvaggio, ma leale combattente, cui talvolta si doveva sacrificare una pecora zoppa o malata. Ora è più semplice eliminare i lupi. Le mammelle sono gonfie e attendono di essere munte e se arriverà la multa qualcuno provvederà. Intanto si provveda al massacro dei lupi.
29 luglio 2011



Iniziativa n° 01 del 23/03/2011

ECOCUCCE


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PER POTER AIUTARE I NOSTRI SFORTUNATI OSPITI ABBIAMO PENSATO DI CREARE PER I LORO AMICI PIù FORTUNATI QUESTE BELLISSIME CUCCE .

SONO COSTRUITE ARTIGIANALMENTE DA NOI,COIBENTATE,DIPINTE A MANO ED ESEGUITE CON QUALSIASAI DECORO VOI DESIDERIATE.

INOLTRE HANNO COME TETTO UNA BELLISSIMA FIORIERA DA POTER RIEMPIRE CON MILLE TIPI DIVERSI DI FIORI.

CHIAMATECI E DITECI LE VOSTRE ESIGENZE VI FAREMO UN PREVENTIVO .

GRAZIE